Se il rifornimento energetico “regolare e consistente” è la condizione necessaria per riattivare il metabolismo, può non essere sufficiente, in presenza di uno stato infiammatorio cronico.

Il mese scorso abbiamo incontrato due personaggi, uno baciato dalla fortuna, l’altro più sventurato. Abbiamo visto che il primo, che incassa regolarmente un ottimo stipendio, non ci pensa due volte ad investire per migliorare il proprio tenore di vita, mentre il secondo, che deve stringere la cinghia, fa di tutto per “bruciare” meno risorse possibili.

Consideriamo ora la seconda delle caratteristiche che distinguono i due figuri: Mr. Fortunello ha una casa in perfette condizioni di manutenzione, mentre Mr. Sfigatto ha macchie di umidità sul soffitto e crepe nei muri. Il primo, sarà al sicuro e al calduccio anche in caso di un fortunale; al secondo, gocciolerà il soffitto e si formerà muffa alla prima pioggerella e dovrà quindi investire le sue magre risorse a fare le riparazioni più indispensabili, subendo comunque i fastidi derivanti dai danni a cui non riesce a mettere una toppa.

La casa rappresenta le condizioni del nostro sistema immunitario, che richiede moltissima energia per poter rimanere efficiente. Se quindi non riforniamo a sufficienza di carburante il nostro organismo, le nostre difese potrebbero iniziare a zoppicare, perché verrebbero mantenute solo le funzioni essenziali per la sopravvivenza. Ma non solo.

Errate abitudini alimentari, come l’utilizzo di zuccheri e farine raffinate nella dieta quotidiana, inducono uno stato infiammatorio cronico. Anche il consumo ripetuto e continuato di alcune categorie di alimenti, soprattutto quelli di più “recente” introduzione nell’alimentazione umana (ossia quelli introdotti con l’avvento dell’agricoltura:  in primis frumento, cibi fermentati e latticini)  alimenta un “sottofondo” di infiammazione che mette alla prova il sistema immunitario. Al punto che, al più piccolo stimolo avverso, come un brusco cambio di temperatura, una notte di sonno persa o una cena particolarmente “pesante”, andremo a soffrire di una serie di sintomi che invece non manifesta chi ha difese immunitarie più forti: continui raffreddori, infezioni del tratto genito-urinario, manifestazioni cutanee e via dicendo.

Come se non bastasse, un sistema immunitario sovrastimolato da un’infiammazione cronica segnala una situazione di pericolo all’ipotalamo, che, in conformità alla sua prudenza, riduce ancora di più i consumi e instaura un regime di accumulo risorse. Possiamo immaginarcelo mentre ci dice: se sei infiammato, ossia malato, non puoi andare a procurarti del cibo, quindi è meglio che mettiamo da parte più riserve possibili e tiriamo ancora un po’ la cinghia.

Dunque, uno stato infiammatorio cronico induce ingrassamento o ostacola pesantemente il dimagrimento. Se volete rimettervi in forma, insomma, dovete prima riparare le crepe nei muri delle vostre difese immunitarie. Come dice il mio mentore, Dr. Luca Speciani (che ha ideato l’alimentazione di segnale o dieta GIFT): “Prima guarire, poi dimagrire”.

La prossima volta concludiamo la carrellata dei “segnali di pericolo” che ci impediscono di dimagrire: parliamo dell’auto, ossia di moto…insomma, avete capito. E se no, ve lo spiego tra un mese.

Prudenti saluti

Dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
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