Il mondo è piccolo e Zurigo ancora di più. Capita, quindi, ogni tanto, di incontrare a un evento un paziente che, sorprendendomi con un piatto di salumi e/o un bicchiere di vino in mano mi rivolga uno sguardo da: “Tu quoque, Brutus!”. E quindi?
Da qualche tempo ormai, durante cene o aperitivi, cerco di glissare alla domanda: “E tu di cosa ti occupi?”, per evitare a) di essere allontanata come un paria se in quel momento sto mangiando una cosa ritenuta “sana”, tipo una carota in pinzimonio – come se non mi nutrissi di altro – e b) di evitare battutine o occhi sgranati se, invece, mentre rispondo, mi sto ripulendo la bocca dalle briciole di una tartina al salame o – non sia mai – dall’olio delle patatine.
La demonizzazione di alcuni cibi e la “santificazione” di altri è, purtroppo, la naturale conseguenza di decenni di diete di restrizione, durante i quali chi doveva intraprendere un nuovo percorso alimentare veniva spaventato a morte dalle conseguenze del consumo dei “cibi ricchi di colesterolo” o di grassi saturi e riceveva invece un decalogo della buona alimentazione, sotto forma di menu tristissimi a base di pasta appena condita con olio, verdure al vapore e pesce bollito.
Fortunatamente i tempi stanno cambiando e nelle nuove Linee Guida per una Sana Alimentazione italiana, elaborate dal CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), in uscita a breve, “c’è spazio per tutto, senza la demonizzazione o la preclusione di alimenti specifici, anche perché non esiste – né può esistere – l’alimento nutrizionalmente perfetto in sé.”
Insomma, sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda. Eppure c’è chi ancora usa etichette e divieti per imporre modelli alimentari che, per quanto sicuramente più sani rispetto a quelli senza alcun controllo, sono però, oltre che frustranti, potenzialmente diseducativi.
Mi riferisco, anche, al polverone suscitato dalla recente pubblicazione da parte dell’OMS, di un report in cui si raccomandava di limitare il consumo di alimenti ricchi di grasso, tra cui l’olio di oliva, il parmigiano e il prosciutto crudo. Ma non solo. Vedo ancora, troppo spesso, pop-up e link ad articoli dal titolo “i cinque alimenti da evitare se vuoi restare in forma”. Anche basta!
Sempre secondo il CREA, “Dobbiamo puntare al miglioramento complessivo della dieta, con azioni mirate alla promozione di quegli alimenti (frutta, verdura, cereali integrali e legumi) il cui consumo è in grado di togliere spazio ad altri prodotti, senza però dovervi rinunciare”
Quindi, anche al ritorno dalle vacanze, quando è possibile che i pantaloni facciano più fatica ad allacciarsi, non fatevi prendere dal panico e soprattutto non credete che, sottoponendovi a restrizioni, risolverete il problema. Puntate piuttosto alla qualità di ciò che mangiate e rilassatevi: non sarà il saltuario aperitivo a minare la vostra forma.
Per chiarimenti, potete consultare gli articoli precedenti o scrivermi: sarò felice di rispondervi.
Buon rientro!
Dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch