La volta scorsa vi ho spiegato quanto sia necessario recuperare la nostra individualità, anche in termini di esigenze nutrizionali e appetito e quanto sia importante svincolarci dai controlli esterni come quelli delle diete pubblicate sulle riviste o comprate dall’ultimo coach comparso su un social network, che ci vogliono tutti consumare la stessa quantità di frullato o bistecca prescindere dalla nostra età, costituzione fisica, stato di salute ed attività quotidiana.


Quindi mi è venuto in mente che, ancora una volta, la saggezza ci chiama dal passato, in particolare dalla culla della nostra civiltà, l’antica Grecia.
Per i Greci (Non dei greci a caso, eh? Platone, fondatore del pensiero classico e Ippocrate, fondatore della medicina moderna, mica pizza e fichi) “diaita” significava “regola, stile, arte di vita”. Ippocrate, in particolare, accusava i medici della vecchia scuola di intervenire troppo con rimedi farmacologici, quando invece alimentazione adeguata ed esercizio regolare avrebbero potuto fare molto di più di qualunque intruglio.
Suona familiare? Se ci pensate, quello che spesso succede oggi è che le conseguenze di un’alimentazione non adeguata alle nostre esigenze (diabete, ipertensione, problemi cardiovascolari, per citarne alcune) vengano affrontate e trattate solo da un punto di vista farmacologico. La pillolina viene prescritta con autorità e deglutita con rassegnazione, senza alcuna indicazione sull’alimentazione…“tanto ormai è troppo tardi”. al massimo, vengono imposte drastiche restrizioni.
Ma dieta, nel suo significato originario, non significa restrizione. Recuperiamo, ancora oggi, un’arte del vivere (sano appetito, cibi naturali, giusto movimento) per rimandare o eliminare la necessità di ricorrere a qualsivoglia moderno “intruglio”,

Artistici saluti dalla vostra
Tatiana Gaudimonte

 

La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare del paradosso relativo alla sempre maggiore
disponibilità di prodotti “light” con parallelo aumento delle persone in sovrappeso e obese.
Vediamo di capire il perché.!
Iniziamo a considerare i prodotti “senza zuccheri aggiunti”. Inforcate gli occhiali o prendete una
lente e leggete attentamente le etichette: troverete probabilmente “saccarina”, “aspartame”,
“ciclamato” o “E952” al posto di “glucosio” o “sciroppo di glucosio”. Che succede quando ingeriamo
questi prodotti? Al nostro cervello viene comunicato che stanno per arrivare scorte zuccherine, che
però poi non arrivano. Quindi, la nostra “centralina metabolica” entra in allarme perché non ha
ricevuto l’energia “promessa” e attiva i centri della fame…alla ricerca della caloria perduta!
Risultato? Mangiate di più e ingrassate. Non è certo un caso se, negli USA, dal 1987 al 2000 il
consumo di dolcificanti sia passato da 70 a 160 milioni di soggetti e nello stesso periodo la
percentuale di obesi sia salita dal 15 al 30 per cento (fonte: Jama)!!
Passiamo ai cibi con meno grassi. Se andiamo a leggere le etichette del latte, ci accorgiamo che
preferendo al cosiddetto “latte intero”quello parzialmente scremato, “risparmiamo” solo 20 Kcal
ogni 100ml, ossia circa 50kcal per una tazza. Un’inezia, insomma. Peccato che, durante il
processo di scrematura, vada persa quasi la metà delle vitamine liposolubili. Vale la pena? Direi di
no. Anche perché il prodotto scremato perde anche il suo potere saziante (dato dai grassi!).
Risultato? Avrete più fame, mangerete i più e ingrasserete! E lo yogurt? quando è scremato, il più
delle volte è zuccherato, oppure addizionato di dolcificanti artificiali per cui si torna al discorso fatto
poche righe sopra. “Ma come? – direte voi – non c’è soluzione??”!
La soluzione c’è, ma non è da cercarsi in alimenti variamente processati; piuttosto, in un consumo
intelligente di cibo vero (non mi stancherò mai di ribadire questo punto) e davvero nutriente ossia il
più possibile naturale, fresco, regionale e stagionale, sia per preparare i pasti quotidiani che
quando ci prende la voglia di concederci uno “sgarro”!! !