Ho scritto questo articolo prendendo ispirazione dal bellissimo evento”Positive Nutrition”, organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Berna con la collaborazione di ITA (Italian Trade Agency), a cui ho avuto l’onore di essere invitata come speaker. Un’esperienza bellissima, da cui ho molto imparato da illustri colleghi e con la quale spero di aver fornito un contributo per cambiare, in positivo, il rapporto tra i consumatori e il cibo.
Colgo l’occasione per ringraziare nuovamente l’Ambasciatore Cornado per l’ospitalità e la Dottoressa Roberta Re per la perfetta organizzazione.
Ci sono cose che non passano mai di moda. I jeans ben tagliati, il profumo del pane appena sfornato, le lettere scritte a mano (che ormai sono diventate cimeli vintage) e… le diete tradizionali. No, non quelle che vanno di moda per una stagione e poi spariscono più in fretta di un panettone il 7 gennaio, ma quei modelli alimentari che hanno accompagnato intere generazioni e che, guarda un po’, si sono rivelati tra i più salutari per il corpo e la mente.
Dieta Mediterranea: il classico intramontabile
Se fosse un capo d’abbigliamento, la Dieta Mediterranea sarebbe un trench beige: elegante, versatile, sempre appropriata.
Basata su cereali integrali, legumi, frutta e verdura, olio extravergine d’oliva e un consumo moderato di pesce e latticini, è il modello che più di tutti ha conquistato nutrizionisti e medici di tutto il mondo.
Perché? Perché oltre a essere deliziosa, è anti-infiammatoria, protegge il cuore, mantiene il microbiota intestinale in festa e sembra avere effetti anti-aging. Praticamente l’elisir di lunga vita sotto forma di pasto. Peccato solo che, nella frenesia moderna, sia più facile trovare chi ha un cassetto pieno di integratori piuttosto che chi si prende il tempo per cucinare una zuppa di legumi come si deve.
E allora? Meglio un legume acquistato già cotto, magari sottovuoto, che nessun legume.
Dieta Nordica: la cugina del Nord che sa il fatto suo
Se la Dieta Mediterranea è il trench beige, la Dieta Nordica è il cappotto di lana pregiata: pratica, essenziale, ma con quel tocco di calore che fa la differenza. Basata su pesce azzurro, bacche, cereali integrali e latticini fermentati, questa dieta nasce nei Paesi scandinavi e, sebbene meno nota, ha dimostrato di avere benefici simili a quelli della sua controparte mediterranea.
Il segreto? Il consumo abbondante di acidi grassi omega-3, fibre e alimenti fermentati che fanno ballare di gioia il nostro intestino. E poi, diciamocelo, un bel piatto di salmone selvaggio su pane di segale ha il suo perché.
Dieta Okinawense: la filosofia della longevità
Qui non siamo più nel campo della moda, ma in quello della vera e propria arte di vivere. Gli abitanti di Okinawa, in Giappone, sono tra i più longevi al mondo e gran parte del merito va alla loro alimentazione: poche calorie, tanti vegetali, pesce, soia fermentata e patate dolci. Il tutto condito con il principio del Hara Hachi Bu, ovvero “mangia fino all’80% della sazietà”.
Ora, il concetto è affascinante, ma provate a fermarvi all’80% quando siete davanti a un piatto di pasta al forno: non è facile. Eppure, questa abitudine di non esagerare ai pasti, unita a ingredienti ricchi di antiossidanti e proteine magre, sembra davvero funzionare. O almeno, funziona per loro, visto che noi facciamo fatica a trattenere la mano anche davanti alla frutta secca.
E allora? Abituiamoci a mettere nel piatto (o nel palmo della mano) quello che ci serve per quel pasto o quello snack, invece di tenere in vista la pentola o la busta di noci.
Alimentazione positiva: nutrire il corpo senza restrizioni inutili
Se c’è una cosa che tutte queste diete tradizionali ci insegnano, è che il cibo non dovrebbe essere vissuto come un nemico.
L’alimentazione positiva parte proprio da qui: non dalla privazione, ma dalla qualità, dalla varietà e dalla consapevolezza di ciò che mettiamo nel piatto.
Piuttosto che ossessionarsi su cosa eliminare, meglio concentrarsi su cosa aggiungere: più fibre, più verdure di stagione, più proteine di qualità, più grassi buoni. Perché privarsi di una buona fetta di pane integrale con un filo d’olio extravergine quando è un perfetto esempio di nutrizione equilibrata?
Mangiare con gusto, senza sensi di colpa e con la consapevolezza di nutrire il proprio corpo nel modo giusto è il miglior investimento sulla salute a lungo termine. E, se proprio ci si vuole concedere un dolce, meglio farlo con ingredienti di qualità e all’interno di un’alimentazione complessivamente equilibrata.
Ma mi spingo ancora oltre: se vogliamo andare in un fast-food, possiamo pure farlo, basta che la frequenza di quel pasto sia una frazione minima dei pasti che cosumiamo abitualmente. La famosa “punta della piramide”, insomma, può essere concepita come quantità e/o come frequenza di consumo.
Essere italiani in Svizzera e mangiare sano: missione impossibile?
Chiunque abbia vissuto all’estero sa che la tentazione di lasciarsi travolgere dalle abitudini alimentari del Paese ospitante è sempre dietro l’angolo. In Svizzera, tra rösti, fondue e cioccolata di altissima qualità, il rischio di allontanarsi dalla Dieta Mediterranea è concreto. Ma è davvero impossibile mantenere un’alimentazione sana da italiani in Svizzera?
Tutt’altro. Anzi, gli italiani hanno un’enorme opportunità di portare con sé le loro tradizioni e, perché no, di diffonderle. Gli ingredienti di base per una dieta equilibrata sono facilmente reperibili: verdure fresche, cereali integrali, legumi e pesce si trovano senza difficoltà nei supermercati e nei mercati locali.
Inoltre, l’abitudine italiana di cucinare in casa e di dare importanza alla convivialità a tavola è una delle armi segrete per mantenere un’alimentazione equilibrata. Preparare piatti semplici come una pasta con verdure di stagione o un’insalata di legumi è un modo per restare fedeli alle proprie radici e allo stesso tempo nutrirsi bene.
E poi c’è l’altra faccia della medaglia: l’integrazione. Così come gli italiani possono mantenere le loro abitudini, possono anche lasciarsi ispirare dalle scelte più salutari della cucina svizzera. Il consumo di latticini fermentati, ad esempio, può essere un’aggiunta preziosa per la salute intestinale. I cereali integrali tipici della dieta nordica, come la segale e l’avena, possono essere integrati nelle abitudini mediterranee per diversificare l’alimentazione e arricchirla di fibre e micronutrienti.
Insomma, non si tratta di scegliere tra una cucina o l’altra, ma di trovare un equilibrio che permetta di godere del meglio di entrambe. L’importante è non dimenticare che mangiare bene non significa solo nutrirsi, ma anche prendersi cura di sé, rispettare le proprie tradizioni e, perché no, esplorare quelle degli altri con curiosità e apertura.
Il filo comune: il tempo e la qualità
Che si tratti di Mediterranea, Nordica, Okinawense o di un’alimentazione plant-based, tutte queste diete tradizionali hanno due elementi in comune: il tempo e la qualità.
Tempo per scegliere ingredienti freschi e non processati, tempo per cucinare, tempo per masticare (sembra banale, ma metà dei problemi digestivi si risolvono già così) e tempo per mangiare con calma e in compagnia. Non esiste una dieta perfetta se viene vissuta con stress o come una punizione. E non esiste una dieta che possa fare miracoli se si basa su cibo di scarsa qualità.
Allora, più che inseguire l’ennesima moda alimentare, forse dovremmo tornare a guardare indietro, alle tradizioni che hanno nutrito generazioni con buon senso e sapore. Perché, in fondo, i classici non passano mai di moda.
Un saluto classico dalla vostra
consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
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Foto: locandina ufficiale dell’evento.