L’aspra diatriba tra vegetariani e carnivori si basa spesso su idealismi e sensazioni “di pancia”. Ma cosa dice la scienza?

Come nel caso di decisioni relative ad altri aspetti della vita, spesso le scelte alimentari di un adulto vengono influenzate da spinte emotive; solo in un momento successivo si vanno poi a cercare ragioni “solide” che avvallino le proprie convinzioni…e che magari aiutino a convincere gli altri.

Da qui, le discussioni tra vegetariani e onnivori sfociano stesso in aspri litigi, proprio perché la ragione ultima delle proprie scelte sfiora l’inattaccabile sfera intima della persona.

Se da una parte, quindi, è obbligatorio rispettare le convinzioni individuali, senza giudicarle né tantomeno attaccarle, è però necessario fare chiarezza e distinguere tra presunte verità ed evidenze scientifiche.

Sull’importanza di una dieta a base prevalentemente vegetale, per esempio, non ci sono più dubbi. Le evidenze sugli effetti benefici di un siffatto regime alimentare, come per esempio la Dieta Mediterranea, ma anche la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), sono molteplici, pubblicate sulle più quotate riviste scientifiche ed avvalorate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Sono stati altresì dimostrati i danni di un consumo eccessivo di carni processate, che nel 2015 sono state inserite, proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra i cancerogeni certi.

Tutto questo non vuol dire però necessariamente che chi mangia prevalentemente verdura sia più sano di chi preferisce la carne.

L’attenzione degli studiosi, infatti, si sta spostando sulla distinzione tra cibi “nutrient-dense” e “non-nutrient-dense”, ossia tra alimenti ad alto e basso profilo nutrizionale.

I primi, secondo la definizione del National Cancer Institute statunitense (1), sono ricchi in vitamine, minerali, proteine nobili, carboidrati complessi e grassi “buoni”. I secondi, ovviamente, ne sono carenti.

La discussione va allora spostata innanzitutto sulla qualità, ma anche sulla preparazione e conservazione dei cibi. Per esempio? Le insalate già tagliate, più volte lavate e conservate sotto la luce fortissima dei banchi frigo nei supermercati hanno perso molti dei nutrienti originali. Allo stesso modo, il miglior filetto, schiaffato su una piastra rovente senza nemmeno un po’ d’olio, sprigiona una quantità di residui tossici, che invece non si trovano in una carne cotta in modo più gentile e conservativo.

Parliamo poi di completezza e varietà della dieta nel suo complesso: gli studi epidemiologici hanno dimostrato che gli effetti negativi di una dieta ricca di carne sulla salute del cuore, sono associati perlopiù a un basso consumo di alimenti nutrient-dense, mentre il consumo di carne inserito in una dieta varia e ricca di verdure, legumi, frutta, noci e semi, è associato con un minore rischio cardio-vascolare (2).

Uno studio ancor più recente (3), che dovrà naturalmente essere sottoposto ad ulteriori verifiche, ha evidenziato addirittura un maggior rischio di ictus tra vegetariani e vegani rispetto agli onnivori, dovuto a più bassi livelli di vitamina B12, vitamina D, aminoacidi essenziali e acidi grassi omega-3, sostanze presenti prevalentemente o esclusivamente negli alimenti di origine animale.

La questione non deve dunque limitarsi a “carne sì, carne no”, ma prendere in considerazione i molteplici aspetti che implica un corretto stile alimentare, nel rispetto delle scelte individuali.

Rispettosi saluti

dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

Fonti: 1) https://www.cancer.gov/publications/dictionaries/cancer-terms/def/nutrient-dense-food

2) K S Petersen – Healthy Dietary Patterns for Preventing Cardiometabolic Disease: The Role of Plant-Based Foods and Animal Products – Curr Dev Nutr. 2017

3) T Y N Young, Risks of ischaemic heart disease and stroke in meat eaters, fish eaters, and vegetarians over 18 years of follow-up: results from the prospective EPIC-Oxford study – BMJ 2019