Oggi si disfano le valigie, domani si torna alla solita vita. Ma deve essere davvero la solita? Piccolo elogio alla lentezza.

Quest’anno mi è capitato esattamente così: rientrata dalle vacanze nella tarda serata di sabato, il lunedì ho dovuto affrontare l’inizio scolastico e la ripresa del lavoro.

In questa situazione, il ritorno alle vecchie abitudini può essere un comodo cuscinetto su cui adagiarsi per sfuggire allo stress delle rinnovate incombenze. Il pilota automatico può essere di grande aiuto, diciamolo.

Ma che succederebbe, se quelle abitudini non fossero particolarmente sane? Facile, si perderebbero molto in fretta l’energia ritrovata grazie le vacanze.

Per giocarcela bene, allora, dobbiamo rendere il momento del rientro (e qui concedetemi un termine che detesto cordialmente, ma fa tanto figo) disrupting.

Cambiamo. Facciamo qualcosa che non è da noi. Per esempio, non lasciamoci più soggiogare dalla fretta.

“Eh, ma con tutte le cose che ci sono da fare, come si fa a non avere fretta” direte.

Beh, ma tutte quelle cose, vanno davvero fatte? Siamo sicuri che quella mail esiga una risposta immediata? Che quell’acquisto non possa essere rimandato? Che quello stendibiancheria vada svuotato proprio adesso?

E ancora: posso eliminare almeno alcuni dei fattori che mi fanno sprecare tempo, come per esempio controllare il cellulare 80 volte al giorno (è il numero delle volte in cui un utilizzatore medio sblocca il proprio smartphone)? O prendere l’automobile, perdendo poi tempo per cercare parcheggio, per fare un percorso di mezzo chilometro? O cincischiare rimandando all’infinito il momento di coricarsi, per poi svegliarsi trafelati, senza il tempo per fare una buona colazione, il che ci farà perdere tempo a metà mattina alla ricerca di uno snack spezza-fame?

Insomma, il mio consiglio per il rientro è di prendere esempio dai bradipi: la loro lentezza è essenziale alla sopravvivenza, perché consente loro di non sprecare energia preziosa con gesti inutili o addirittura dannosi, concentrandosi invece sull’essenziale. Per noi, rallentare significa ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone legato a doppio filo con stress, infiammazione e ingrassamento.

E a tavola? Anche qui, l’elogio alla lentezza è d’obbligo. Investire il proprio tempo per fare un’adeguata pausa pranzo, o per preparare un buon piatto, o ancora, per masticare adeguatamente, avrà risvolti positivi sulla digestione, l’umore e la produttività. Per uscire di casa già rifocillati, invece, la strategia vincente potrebbe essere preparare il più possibile la sera prima, oppure confezionare una packed breakfast, se il tragitto verso il lavoro è lungo.

E il sonno? Senza arrivare alle 19 ore impiegate a dormire dal nostro simpatico pelosetto sudamericano, un buon sonno avrà effetti positivi non solo nell’immediato, ma anche a lungo termine, grazie al suo effetto sulla regolarizzazione dell’equilibrio fame/sazietà. In altre parole, chi dorme di più e saporitamente, è meno soggetto alla cosiddetta fame nervosa e in generale ha un miglior rapporto con il cibo.

In conclusione: iniziate a rallentare…di corsa 😉

Flemmatici saluti

dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch