È evidente a chiunque che un carrello pieno di junk-food sia più economico di un carrello di cibi di buona qualità. Ma si rischia di fare i conti senza l’oste.

(Image by Kamalakannan PM from Pixabay)

Quando si inizia un percorso di educazione alimentare, uno dei cambiamenti che si affronta meno volentieri è l’aumento del costo della spesa settimanale. Un pacco di cereali integrali è, di regola, più caro di un mix di cereali zuccherati; le uova di galline allevate all’aperto sono più care di quelle provenienti da “allevamenti al suolo”; il tonno sotto vetro ha un prezzo decisamente più alto del corrispondente in lattina; e così via.

Queste significative differenze di prezzo, che sono quotidianamente sotto gli occhi di chiunque, sono state prese in considerazione da un gruppo di ricercatori dell’”International Food Policy Research Institute” di Washington. Il loro lavoro, pubblicato poco più di un mese fa su “The Journal of Nutrition”, non ha solo sottolineato l’evidente divario tra i prezzi dei cibi sani e di quelli più dannosi alla salute, ma anche il fatto che il loro costo, che ha un’enorme influenza sulle scelte dei consumatori, è direttamente correlato con il sovrappeso nei Paesi industrializzato e con l’arresto della crescita dei bambini nei Paesi in via di sviluppo.

Lo studio si conclude con la speranza che una politica più equa dei prezzi possa in futuro tradursi in migliori condizioni di salute della popolazione; è però necessaria anche una presa di coscienza individuale su quanto effettivamente costi mangiare regolarmente alimenti “cheap”. A un carrello relativamente economico, infatti, può molto probabilmente seguire una serie di carenze nutrizionali, le cui conseguenze non sono certo a buon mercato:, maggior fatica ad affrontare i doveri quotidiani, necessità di intergratori, aumento della frequenza delle visite mediche, assenze dal lavoro e via dicendo. Il cosiddetto risparmio sulla spesa alimentare si traduce cioè in costi significativi, che si riversano non solo sull’individuo, ma anche sulla società.

Non posso che concludere citando il buon vecchio Ippocrate, che dal lontano IV secolo a.C. ci raccomanda: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.”

Qualitativi saluti
dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte

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Fonte:

Headey, D. et al. – The Relative Caloric Prices of Healthy and Unhealthy Foods Differ Systematically across Income Levels and Continents – The Journal of nutrition – Jul 2019

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