L’obesità è un fattore di rischio di sviluppare conseguenze più gravi in caso di contagio

Nel recente Congresso Europeo ed Internazionale sull’obesità, svolto quest’anno in forma virtuale, sono stati presentati diversi studi che mettono in correlazione obesità e Covid-19. O meglio, tra l’obesità e il rischio di sviluppare conseguenze più gravi in caso di contagio.

L’obesità è, di per sé, un fattore di rischio comune a tutte le malattie non trasmissibili (diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari, cancro), poiché è legata a doppio filo con uno stato infiammatorio cronico in cui l’organismo versa, prestando il fianco quindi allo sviluppo della patologia.

Dal momento che le forme più gravi di Covid-19 sono dovute a una risposta infiammatoria fuori controllo, non stupisce allora che una condizione connessa a uno stato infiammatorio diventi, di per sé, fattore di rischio; ossia che, per esempio, l’incremento di un punto di BMI (Body Mass Index, Indice di Massa Corporea) sia associato a un incremento del 12% di rischio di sviluppare conseguenze serie in seguito a contagio da Sars-CoV-2. O che quasi la metà dei pazienti ospedalizzati presenti un BMI > 30 , rendendo l’obesità il principale fattore di rischio in comune tra tutti i contagiati sotto i 65 anni di età.

Di fronte a questo nuovo rischio per la salute, torna quindi ad essere lampante l’importanza di intraprendere un percorso a lungo termine di modifica delle abitudini alimentari e dello stile di vita. Non si parla di “fare la dieta”, ma di capire quali sono (stati) i comportamenti ripetuti e continuati negli anni, che hanno contribuito all’accumulo di peso; non per “bandirli” (non si può imparare a NON fare qualcosa), ma per apprendere un nuovo modo di vivere la quotidianità.

Preventivi e curativi saluti

dalla vostra consulente nutrizionale

Dr. Tatiana Gaudimonte

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Fonte (testo e immagine): European and International Congress on Obesity, 1-4 Sep. 2020 – www.ecoico2020.com