Nell’attività di un/una nutrizionista determinati eventi periodici scandiscono lo scorrere del tempo, tanto che potrei indovinare in che stagione siamo solo attraverso i colloqui con in miei clienti, anche se vivessi in un bunker sotterraneo senza accesso a calendari o internet (ommamma che incubo).
Per esempio, quando sento la domanda: “adesso che scendo, con i vari pranzi, come faccio?”, posso avere la certezza matematica che stiamo per avvicinarci a Natale.

In genere, la risposta standard che viene data è che cinque pasti dei giorni di festa, tra la Vigilia e Capodanno, non possono influenzare il rendimento di un cambiamento virtuoso delle abitudini alimentari. Tuttavia, se il problema è così sentito, un motivo ci sarà.

Esiste un modello, ideato da Marlatt e Gordon nel 1985 e utilizzato in psicologia per spiegare il meccanismo di ricaduta nelle dipendenze, da cui posso prendere ispirazione per spiegare come mai i giorni di festa ci fanno tanta paura.

Secondo questo modello, quando una persona in astinenza si viene a trovare in situazioni difficili, è possibile che avvenga uno “scivolone” nella dipendenza (es. il fumatore che ha deciso di smettere, scrocca una sigaretta a un collega dopo aver avuto un litigio furioso con il proprio capo). Questo non necessariamente sfocia in una ricaduta nel comportamento di dipendenza: un’eventuale ricaduta, infatti, dipende da come la persona vive l’esperienza dello scivolone.

Se si riescono ad inquadrare, come motivazione, fattori esterni, instabili (eccezionali) e specifici, il rischio di ricadere nel vecchio comportamento è molto ridotto.  Quando invece la persona attribuisce lo scivolone a una propria incapacità (cioè a fattori interni, stabili, non dipendenti da eventi eccezionali) e lega all’evento senso di colpa e giudizi negativi sulla propria persona, è molto più probabile che ricada nella dipendenza.

Traslando questo modello nelle abitudini alimentari, il meccanismo è pressoché identico: se riusciamo ad “isolare” l’occasionale fetta di dolce, o la cena particolarmente ricca, senza collegarla a una nostra presunta incapacità di controllo, ma concentrandoci semplicemente a vivere quel momento per quello che è, il giorno dopo saremo di nuovo carichi a riprendere il nostro percorso di cambiamento delle abitudini alimentari. E ci saremo goduti un momento piacevole. Più invece ci preoccuperemo di perdere il controllo, perché sotto sotto crediamo di non essere in grado di portare avanti il cambiamento, più avremo rovinato un momento speciale e più sarà facile che nei giorni successivi indulgiamo in atteggiamenti scorretti, perché “tanto ormai” (la profezia che si autoavvera).

Tutto questo per dirvi che sì, giustissimo non lanciarsi su grissini taralli e salatini vari prima del pranzo di Natale, o fermarsi a uno spritz anziché tre durante l’aperitivo coi colleghi; tuttavia è anche giustissimo godere senza paura di quei momenti di convivialità, perché anche quelli, nonostante le calorie in più, saranno funzionali alla riuscita del vostro progetto.

E se vi state chiedendo come fare ed essere certi di essere in grado di portare avanti il proprio percorso, beh…ve lo dico la prossima volta.

Un prefestivo saluto
dalla vostra

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Fonte:  Marlatt G.A., Gordon J.R. (1985), Relapse Prevention: Maintenance Strategies in the Treatment of Addictive Behaviors, Guilford Press, New York
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