Per la preparazione della tesi a conclusione del mio corso di Master in Promozione Salute, ho deciso di  indagare su cosa fosse cambiato, in questo tempo fuori dal tempo, per gli italiani in Svizzera. Mi sono concentrata in particolare sugli effetti delle misure di contenimento del virus sulla percezione dello stress e sulle eventuali conseguenze sulle abitudini alimentari, sul consumo di alcol, sul peso ecc. Curiosi?

L’interesse é scaturito innanzitutto dalla lettura dei risultati sul “Corona Stress Study” condotto dall’Università di Basel ed esteso a tutta la popolazione svizzera, durante la prima e la seconda ondata del virus. Ero rimasta infatti esterrefatta, leggendo che ben un terzo della popolazione rossocrociata avesse percepito una diminuzione dello stress, durante la prima ondata. Questo dato contrastava fortemente con quello che io percepivo all’interno della mia “bolla” di conoscenti e clienti, quasi tutti italiani residenti in Svizzera, la maggior parte dei quali tutt’altro che più rilassati.

Una parte della mia indagine, che ho condotto su un campione di 131 partecipanti, si é basata su domande inerenti ai fattori di stress, già analizzati nel “Corona Stress Study”, come: la paura di essere ricoverato o morire o che la stessa cosa accadesse a un parente, la preoccupazione per le conseguenze finanziarie della pandemia, l’obbligo di home-office, le restrizioni nei viaggi (verso l’Italia), nello sport e nella vita sociale. Nonostante i fattori più votati fossero altri, l’unico elemento per il quale ho potuto dimostrare una causalità riguardo all’aumento dello stress é stato lo home office.

Home-Office, Corona Virus, Depressione, Casa E Ufficio

In effetti, questo stravolgimento delle abitudini familiari e lavorative rappresenta un peso notevole, per diverse cause: la convivenza forzata e prolungata del nucleo familiare (nonostante in Svizzera le scuole siano rimaste chiuse molto meno, rispetto al nostro Paese), la mancata possibilità di delimitare in modo chiaro gli spazi e i tempi dedicati al lavoro e alle attività domestiche e private, i ritmi e gli orari forzatamente diversi da quelli abituali. Tutto questo ha provocato un aumento dello stress, in più del 50% dei partecipanti alla mia indagine, mentre meno del 10% si é sentito meno stressato.

Mi sono poi chiesta se e come questo aumento dello stress potesse aver influito sulle abitudini alimentari del mio campione. Questa domanda ha avuto come origine il fatto che, a partire da giugno 2020, moltissime persone mi hanno contattata (e continuano a farlo) per cercare un modo di recuperare gli errori commessi durante il lockdown e quindi tornare alla forma fisica persa. C’era però anche tutto un altro gruppo di nuovi clienti che, approfittando degli orari diversi e dell’obbligo di stare a casa e quindi di dover cucinare e fare la spesa più spesso, hanno colto la palla al balzo per fare una seria riflessione sul loro stile di vita prima della pandemia e per iniziare una svolta.

Da una prima analisi dei dati raccolti, non é stato semplice individuare una risposta, poiché, se quasi un terzo dei partecipanti ha dichiarato di aver iniziato a mangiare peggio, rispetto a prima della pandemia, più di un quarto dei partecipanti ha dichiarato di aver migliorato le proprie abitudini alimentari.

Non potevo quindi fermarmi alla loro rispettabilissima opinione, ma dovevo andare a verificare alcuni dati oggettivi, come i cambiamenti nel consumo di frutta e verdura o l’abitudine di fare colazione. Chi mi conosce sa quanto “stresso” questo punto, se mi passate il termine. Ma in genere parlo dell’importanza di fare colazione per stimolare il metabolismo energetico e per regolarizzare l’appetito durante la giornata.

La sorpresa é stata però constatare, che chi, nel periodo analizzato, faceva colazione meno spesso, risultava più stressato di chi la consumava regolarmente e viceversa…Adesso avete un motivo in più, per affezionarvi al pasto più importante della giornata!

Purtroppo non è stato possibile verificare anche la composizione di questo pasto, in particolare la qualità e la quantità degli alimenti mangiati: sarebbe stato davvero interessante fare anche un confronto tra diversi cibi ed effetto sullo stress!

Per quanto riguarda il consumo di frutta e verdura, ho potuto dimostrare una diminuzione del livello di stress in chi ha mangiato più spesso questi alimenti. L’interpretazione di questo risultato non è del tutto intuitiva, ma risulta logica, se si considera che gli effetti dell’infiammazione cronica e quelli dello stress a lungo termine, sulla fisiologia, sono molto simili. Dal momento che frutta e verdura contengono molti elementi ad azione anti-infiammatoria (per esempio, polifenoli e vitamine), il loro maggior consumo non fa bene solo al corpo, ma anche alla salute psichica. Purtroppo, solo il 17% dei partecipanti ha iniziato a mangiare più vegetali durante il lockdown, ma direi che non é il caso di aspettare il prossimo, per migliorare…

E le abitudini meno salutari? Più del 20% ha ordinato più spesso cibo e il numero di persone che cucinava tutti i giorni è salito sensibilmente (ovviamente) durante il lockdown e nella seconda ondata; questi fattori non sono stati correlati con variazioni del livello di stress, ma entrambi correlano con la percezione di mangiare peggio. Dipende, ovviamente, da cosa si cucina…

Quello che invece è decisamente cambiato, a causa dell’aumento di stress, è stato il mangiare per frustrazione, che è anche stato l’unico fattore statisticamente determinante dell’aumento di peso. Quest’ultimo ha coinvolto il 36% dei partecipanti dall’inizio della pandemia e il 30% da novembre 2020. Questa frustrazione, che ha trovato sfogo nel cibo, è derivata in via principale dalle restrizioni nella vita sociale, ma anche dalle preoccupazioni di tipo finanziario.

Chi ha cucinato più spesso, rispetto all’inizio della pandemia, è stato anche più incline a mangiare per frustrazione: se pensate a tutti i post che circolavano nei social su pizze, torte e mercato nero di lievito e pasta madre, la cosa non è troppo sorprendente (#andràtuttostretto ).

Chi mangiava per frustrazione, infine, beveva anche più spesso e anche qui il risultato non stupisce.

Di nuovo, il consumo di frutta e verdura gioca un ruolo importante e sembra proteggere dalle mangiate più o meno compulsive.

Visto il mio lavoro, non potevo non “curiosare” a proposito degli effetti della consulenza nutrizionale sul mio campione (che, per inciso, non era formato solo da miei clienti: il link al sondaggio era stato pubblicato sui social). Al di là dei quasi scontati effetti sul peso (dico “quasi”, perché sapete benissimo che andare da un nutrizionista è solo l’inizio: tutto il lavoro fa fatto tra una visita e l’altra!), quello che mi ha piacevolmente sorpresa riguarda proprio lo stress. Infatti, non solo chi seguiva una terapia nutrizionale era anche meno stressato, ma chi aveva iniziato una terapia prima della pandemia e l’aveva poi interrotta dall’inizio del lockdown o durante la seconda ondata era significativamente più stressato! Gongolamento momentaneo a parte, questa osservazione indica non solo che gli effetti di una buona nutrizione hanno rilevanza anche per la salute psicologica, ma che un approccio mirato e multidisciplinare, per curare mente e corpo, è da considerare per il raggiungimento di tantissimi obiettivi: regolazione del peso, miglioramento della performance personale o lavorativa, gestione dei periodi difficili e così via.

Mi auguro che questa piccola analisi sia stata di vostro interesse, se avete domande sono a vostra disposizione.

Un saluto analitico dalla vostra

dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
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Tatiana Gaudimonte