È un classico: fine dell’anno, tempo di bilanci. E di bilancia, spesso guardata male, anzi malissimo. Potrebbe invece diventare il tempo per ridimensionare le proprie aspettative.

È da un paio di settimane che i miei figli hanno ricominciato ad ascoltare senza sosta il ritornello “Senza problemi, senza pensieri” dell’improbabile ma apprezzato trio Rovazzi-Bertè-J-Ax. Sarà forse nostalgia dell’estate, chissà. Il punto, però, è che mi ha fatto riflettere sul fatto che, al contrario, siamo quasi tutti oberati di pensieri, spesso anche inutili.

Credo che sia l’effetto dell’ondata di (perdonate l’obbrobrioso neologismo) “alto performismo” dilagante, che si percepisce in ogni settore e che colpisce in particolare, ma non solo, la generazione dei miei fratelli minori, ossia quella fascia di popolazione di età compresa tra i 25 e i 40 anni, di educazione medio-alta.

Qualunque obiettivo ci si ponga, qualunque strada si voglia percorrere, sembra che l’importante sia arrivare all’obiettivo più alto possibile, nel minor tempo possibile.

Sarebbe interessante discutere le ragioni alla base di questo fenomeno ma, per non trasformare questa pagina in una rubrica di psico-sociologia, mi limiterò a scrivere che esso riguarda anche l’attenzione alla forma fisica.

Una delle domande più frequenti che mi viene posta, alla fine della prima seduta, è infatti: “Quanto tempo ci vorrà, per perdere x chili?” O peggio: “Riuscirò entro Natale/Capodanno/le vacanze estive/il matrimonio a perdere x chili?”, quando generalmente la data citata è distante una manciata di mesi. Che ansia!

Il fatto stesso di porre questa domanda evidenzia che, anche quando ci fosse un effettivo  bisogno profondo di cambiamento, questo viene soppiantato o mascherato da un avvenimento o una ricorrenza, un fattore esterno, insomma, che da una parte si aspetta e dall’altro si teme, perché occasione di giudizio da parte di altri o di sé stessi.

Inoltre, la domanda implica che non ci si è chiesti quanto tempo ci sia voluto perché si instaurasse la situazione attuale, ossia per diventare quella cosa che, così com’è, non ci piace. Ma se abbiamo avuto la pazienza di mesi, o anni, per diventare quello che non ci piace, perché non usare questa  stessa pazienza per perseguire nel modo migliore il nostro obiettivo?

Secondo le linee guida del National Institute oh Health americano, per una persona obesa, “una riduzione del 10 percento del peso iniziale può ridurre significativamente i fattori di rischio per la salute associati al peso eccessivo. […] L’evidenza ad oggi dimostra che una riduzione media dell’8% del peso può essere raggiunta in sei mesi”. E stiamo parlando di persone obese, ossia di individui con un urgente bisogno di perdere peso e con una risposta più rapida della media ai programmi di dimagrimento. Se un uomo di 100 chili può ragionevolmente pensare di perdere in modo stabile 10 chili di peso in sei mesi, perché una donna di 65 chili deve porsi il problema di perderne altrettanti in metà tempo?

Che la chiusura di quest’anno e il passaggio al prossimo siano un’occasione di pazienza verso voi stessi.

 

Consuntivi, preventivi e festivi saluti

dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

 

Fonte: Blackburn G. (1995). Effect of degree of weight loss on health benefits. Obesity Research 3: 211S-216S. Reference for 10%: NIH, NHLBI Obesity Education Initiative. Clinical Guidelines on the Identification, Evaluation, and Treatment of Overweight and Obesity in Adults.