Sei a dieta da una vita? Bene, forse è l’ora di darci un taglio. Non solo per godere finalmente della buona cucina, ma sopratutto per ridare slancio al tuo metabolismo impigrito da anni di restrizioni caloriche. Uno studio dell’Università della Tasmania, in Australia, ha scoperto che le diete intermittenti (due settimane di dieta seguite da altre due di stop) funzionano meglio di quelle continue. I regimi restrittivi, infatti, danno all’organismo un segnale di “carestia” che lo spinge a rallentare il metabolismo accumulando riserve appena ne ha l’occasione.

Finalmente libero

I ricercatori australiani hanno messo a stecchetto 51 uomini obesi, alcuni con una dieta continua, altri con una intermittente: questi ultimi, quelli cioè che alla fine sono stati meno tempo a dieta, non solo sono dimagriti più degli altri, ma hanno anche riguadagnato meno peso sei mesi dopo la fine dell’esperimento. «Tutto bene, ma a questo studio manca un pezzo: e cioè quelli che non sono stati a dieta ma hanno semplicemente mangiato quanto volevano», commenta Tatiana Gaudimonte, nutrizionista a Zurigo (Svizzera) e a Milano. «Sembra un paradosso, ma la chiave del successo non è mettersi a dieta, ma mangiare finché si ha fame. Tutto ruota attorno all’ormone leptina che viene prodotto dalle cellule di grasso quando ricevono cibo. Quando mangiamo a sazietà, la leptina comunica all’ipotalamo nel cervello che c’è abbastanza cibo e che non deve tirare i remi in barca, ma può spendere energia nei vari distretti del corpo, per esempio per rinforzare muscoli e ossa, per far funzionare il sistema endocrino e quello riproduttivo. Dati alla mano, studi clinici dimostrano che se la leptina è tenuta continuamente attiva mangiando ia sazietà, la perdita di grasso è costante e significativa; se invece ti metti a dieta dai un segnale di carestia all’ipotalamo che fa due cose: aumenta la fame e comincia a depositare grasso nelle riserve».

Mangia finché hai fame

Dopo anni di diete, l’ipotalamo diventa insensibile alla leptina, ecco perché quando ormai il metabolismo è rallentato è così difficile farlo ripartire. Ed ecco perché una dieta ipocalorica porta quasi sicuramente al famigerato effetto yo-yo. «Tornando alla dieta intermittente, posso credere che funzioni meglio di quella continua, ma non è la soluzione», conclude Gaudimonte. «La soluzione non alternare a una dieta ipocalorica dei periodi di “sveglia”, ma cercare di stare svegli sempre tenendo alto il metabolismo. Come? Ascoltando i segnali di fame, sazietà, malessere e benessere che manda il nostro organismo ed eliminando alcuni alimenti “disturbanti” che inducono a mangiare più di quanto avremmo bisogno: gli zuccheri semplici, i dolcificanti e tutti gli aromi che sfalzano i sapori dei cibi. Anche la sedentarietà altera il sistema fame-sazietà. In generale, è buon aregola seguire il detto “colazione da r, pranzo da principe e cena da povero. E se ti senti sovraccarico, puoi saltare un pasto, ma solo se è il tuo corpo a chiedertelo».

 

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