Qualche tempo fa, per ottemperare i miei obblighi di formazione continua ma soprattutto per soddisfare la mia curiosità, mi trovavo a Lucerna a seguire una serie di conferenze su nutrizione e salute. Tra i relatori più attesi, spiccava la responsabile di un famoso centro per il digiuno. La sua presentazione descriveva i risultati del metodo su un paziente che da vent’anni frequentava il centro, almeno per due settimane l’anno, con risultati giudicati eccezionali. Infatti, dati alla mano, il paziente presentava di volta in volta miglioramenti per il sovrappeso, per la glicemia alta e successivamente, di ricovero in ricovero, per pressione alta, trigliceridi sballati, dolori articolari e così via. Alla fine dell’esposizione, dopo una serie di commenti entusiastici, io alzai la mano e dissi, nel mio tedesco ancora stentato: “Mi viene da pensare che, se due volte l’anno e per vent’anni di fila questo signore ha sofferto di tutta questa sequela di disturbi, forse il vostro metodo non è poi così efficace per ristabilire la salute”. Dopo un mezzo minuto di gelo, mi venne risposto che forse non avevo capito bene la presentazione. Grazie e arrivederci.

Questo imbarazzante aneddoto, non solo mi ha insegnato a tenere per me commenti poco condiscendenti durante i congressi, ma mi offre il destro per parlare della famigerata prova costume. Come l’adepto del centro digiuni, infatti, di anno in anno signore (e signori, diciamolo) si sottopongono a un breve periodo di restrizione calorica, con l’obbiettivo di “prepararsi all’estate”. La sequenza è sempre la stessa: un mese di dissociata/paleo stretta/zona/fate voi, chili persi, selfie di rito, fine dell’estate, ripresa dei chili persi (con gli interessi). E l’anno dopo si ricomincia. Possibile che a nessuno venga in mente che un metodo che dà risultati solo a breve termine non sia un metodo efficace?

Uno degli aforismi più popolari attribuiti ad Albert Einstein, recita: “La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.” Benché il buon Albert non si riferisse certo alla nutrizione, perché non tenere presente questa citazione per dare davvero un giro di vite al comportamento alimentare e di stile di vita? Facile a dirsi, direte voi. Infatti, iniziare a cambiare è in assoluto la cosa più difficile che possiamo affrontare, come posso verificare quasi quotidianamente. Quando inizio un percorso come consulente nutrizionale con un nuovo cliente, infatti, mi capita molto spesso, di constatare la sua maggiore predisposizione a mangiare meno del suo fabbisogno e soffrire la fame, piuttosto che mangiare a sazietà eliminando però zucchero e cibi raffinati.

A questo tipo di atteggiamento, seguono un paio di domande di rito, che voglio estendere anche a voi: 1) Ha mai funzionato in modo costante, in passato? e 2) Cosa vi fa pensare che stavolta, invece, funzioni?

Siete ancora in tempo, per NON fare la fame in vista dell’estate. Pensateci. Se non per Einstein, almeno per voi stessi.

Relativistici saluti dalla vostra
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

2 Responses to “Einstein e il cambiamento – La Rivista”

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