La volta scorsa vi ho lasciato col dubbio di come si potesse perdere la pancia (e non solo) mangiando di più. Dopo un mese di, ne sono certa, trepida attesa, meritate che vi sveli l’arcano.

Care lettrici, benché questo articolo sembri la continuazione di quello scorso, dedicato ai maschietti, riguarda anche voi.

Iniziamo provando ad immaginare due scenari. Nel primo, che chiameremo A, percepite regolarmente un rispettabilissimo stipendio, abitate una casa di proprietà nuova o comunque ben mantenuta, senza necessità di riparazioni e avete pure un’auto aziendale che funziona a meraviglia. Nello scenario B, uno stipendio scarso o irregolare vi obbliga ad arrabattarvi ogni mese per far fronte alle spese quotidiane, la vostra abitazione ha macchie di umidità sui muri e il tetto crepato, la vostra auto rantola e singhiozza ad ogni accensione, per cui passa più tempo parcheggiata che a scorrazzarvi in giro.

Bene, ora vi chiedo: in quale dei due scenari decidereste di prenotare le vacanze estive in un luogo da sogno, di iscrivere i vostri figli in una scuola prestigiosa, di fare shopping il sabato ed andare dall’estetista o dal parrucchiere tutti i giovedì?

Sono abbastanza fiduciosa che la maggior parte di voi abbia scelto lo scenario A. Molto probabilmente, se foste nella situazione B, cerchereste di ridurre al minimo le spese, eliminando tutto ciò che non ritenete essenziale alla sopravvivenza e magari chiedereste pure un prestito.

A questo punto, immaginate che lo stipendio sia l’apporto energetico con cui rifornite il vostro organismo e che le spese siano il dispendio energetico quotidiano o, in altre parole, il metabolismo basale. Se voi, a fronte di entrate ridotte, riducete automaticamente le spese per la vostra stessa salvaguardia, come potete pensare che il vostro corpo faccia il contrario?

E infatti, a fronte di un ridotto apporto calorico, come per esempio durante una dieta iniziata per tamponare i danni delle abbuffate di fine anno o per “prepararsi all’estate”, l’organismo reagisce  proprio come voi: si salvaguarda, ossia abbassa il metabolismo basale. In altre parole, spreca meno energia possibile, per evitare la morte per fame (mica lo sa, lui, che avete il frigo pieno!).

Questa reazione di pura prudenza, imparata in milioni di anni di evoluzione, porta a due risultati poco auspicabili.

Il primo, è che per risparmiare energia, verranno rallentati uno o più sistemi atti a svolgere le diverse funzioni metaboliche, con, per esempio, un conseguente calo della resistenza allo stress, della prestazione lavorativa o…ehm…di altre prestazioni. Per non parlare del sistema immunitario che inizia a dare forfait.

Il secondo è che, se il corpo consuma meno energia rispetto a prima della dieta, sarà molto più facile, appena concluso il periodo di restrizione, andare “in esubero energetico” e quindi rimettere su grasso, pur mangiando in modo controllato. E ci si ritrova a dire: “Io non capisco: una volta mangiavo quello che volevo, adesso mi sembra di ingrassare anche solo con un grissino”, frase che ascolto fin troppo spesso.

In conclusione, il primo segnale che dobbiamo dare al nostro corpo per invogliarlo a bruciare di più, è fornirgli uno stipendio regolare e consistente.

Sulla manutenzione della casa e dell’auto, ne parliamo nei prossimi mesi. Nel frattempo,

Saluti abbondantemente cordiali

Dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

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