Noi italiani, si sa, col caffè siamo intransigenti. Conosco persone che addirittura non apprezzano altra miscela che quella gustata a casa propria. Senza arrivare a tanto, confesso di essere io stessa piuttosto selettiva, tanto che in alcuni locali preferisco ordinare altre bevande piuttosto di trovarmi costretta a sorbire un caffè che non trovo eccellente. Il caffè è un piacere, come recitava Manfredi in una vecchia pubblicità, se non è buono, che piacere è?

Mi sono trovata a pensare a tutto questo uscendo da un autogrill in Germania, dove, per combattere il sonno dovuto a una levataccia, mi sono costretta ad ordinare, invece, un caffè che già dall’aroma non lasciava presagire nulla di buono. Dopo il primo sorso, ho cercato di tamponare i danni alle papille gustative aggiungendo un po’ di latte, ma con scarsi risultati; alla fine, ho buttato via più di metà della tazza, pensando che quella roba mi avrebbe avvelenato, altro che svegliarmi!

Con quel saporaccio in bocca, di nuovo al volante, ho iniziato a riflettere sul fatto che una volta il senso del gusto era tenuto in ben più alta considerazione, per la scelta di un alimento. Il sapore disgustoso di un’erba o di una bacca erano effettivamente collegati a una loro tossicità, mentre il sapore era tanto più appetibile quanto più il cibo era più nutriente e “giusto” per noi. In definitiva, il senso del gusto non aveva un mero senso edonistico ma era uno strumento educativo, atto ad indicarci cosa ci faceva bene e cosa, invece, no.

E oggi? Beh, l’esempio stesso del caffè fa capire quanto poco, ormai, siamo propensi a fare uso di questo prezioso strumento che il nostro corpo mette a nostra disposizione completamente gratis.  Conosco decine di persone che affermano che “il caffè amaro fa schifo”, eppure continuano a consumare questa bevanda. Queste stesse persone, magari, soffrono di ipertensione o di acidità di stomaco. Ma se quello “schifo” non fosse altro che un segnale che il corpo ci manda, per avvisare che il caffè non è un alimento gradito, che non viene ben tollerato? La questione non viene nemmeno presa in considerazione: giù un paio di cucchiaini di zucchero o una bella pastiglietta di dolcificante, così il problema non si pone. Il dolce copre ogni sgradevolezza e appiattisce le differenze tra una miscela di buona qualità e un intruglio che di bevibile ha ben poco.

Mi viene da pensare, allora che, con tutta l’evoluzione che ha portato il genere umano ad elevarsi dal punto di vista sociale, culturale ed economico rispetto ai nostri progenitori del Paleolitico, siamo però molto meno furbi dei nostri antenati che giravano con la clava al posto del tablet, se basta un cucchiaino di polvere bianca a fregare i nostri sensi.

Purtroppo, le industrie alimentari hanno preso da tempo la palla al balzo e, aggiungendo a prodotti ottenuti da materie prime non proprio eccellenti, zucchero o altri esaltatori di sapidità, per non parlare di addensanti, emulsionanti e via dicendo, riescono ad ottenere un seguito fedele di consumatori, “drogati” dal gusto o dalla consistenza modificati ad arte. E tanti saluti ai segnali che il nostro organismo, affamato di cibo vero, ci manda.

L’arma migliore di difesa contro queste truffe perpetrate quotidianamente ai nostri danni è il rifiuto deciso di prodotti dalle liste ingredienti chilometriche e piene di sigle e un rinnovato rispetto delle nostre papille gustative che, se ben educate, sapranno guidarci con sicurezza alla scelta dei cibi più appropriati e vantaggiosi per il nostro benessere.

Gustosi saluti dalla vostra
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

Comments are closed.

Справочник лекарственных препаратов
купить китайский телефон в киеве

Love Your Body Nutrition
in Uster, Zürich, Milan

Dr. Tatiana Gaudimonte
+41(0)78 876 81 00

giftlogo2-300x72

coachfrog